La chiesa dei Santi Pietro e Giorgio è la parrocchiale di Piovà Massaia. Anticamente in questa posizione sorgeva un piccolo luogo di culto con il titolo di San Michele in Monte Cornigliano, ma il 15 maggio 1749 fu posta la prima pietra della nuova parrocchiale barocca; l'edificio, disegnato da Benedetto Alfieri e sorto per volere del conte Francesco Antonio Ricci, venne portata a compimento nel 1774. Nel 1779 si provvide a costruire il campanile, che fu dotato nel 1781 di cinque campane fuse dall'alessandrino De Giorgis.
Il tiburio venne interessato da un intervento di consolidamento nel 1863 e nel 1909 si procedette alla posa del nuovo pavimento in graniglia; tra gli anni settanta e ottanta la chiesa fu restaurata e adeguata alle norme postconciliari.
Tra il 2009 e il 2015 il tetto e alcune altre parti della struttura vennero risanati.
Esterno
La facciata a salienti della chiesa, rivolta a occidente, si compone di tre corpi, tutti scanditi da lesene: la parte centrale, di forma concava e coronata dal frontone triangolare, presenta il portale maggiore timpanato e il rosone, mentre le due ali laterali sono caratterizzate dagli ingressi secondari. Annesso alla parrocchiale è il campanile a base quadrata, suddiviso in più registri; la cella presenta su ogni lato una monofora ed è coronata dal cupolino poggiante sulla lanterna.
Interno
L'interno dell'edificio, abbellito da pilastri e lesene sorreggenti la trabeazione su cui s'imposta la volta, è suddiviso in tre navate, di cui le laterali terminanti nelle due cappelle del Suffragio e del Rosario; al termine dell'aula si sviluppa il presbiterio, rialzato di un gradino, voltato a botte e chiuso dall'abside semicircolare. Qui sono conservate diverse opere di pregio, tra le quali i sedici dipinti ritraenti gli Evangelisti e gli Apostoli, eseguiti intorno al 1824 dall'astigiano Montaldi, un Crocifisso, risalente al XVIII secolo, e l'altare laterale della Madonna del Rosario, costruito nel biennio 1780-81 su disegno del torinese Amedeo Galletti.
L’edificio presenta la tipica pianta barocca a croce greca allungata dall’estensione del presbiterio e dell'abside ed un'imponente cupola a tiburio ottagonale a copertura dell’incrocio dei bracci della croce. La cupola è sostenuta da una struttura leggera formata da terne di pilastri agli angoli della cupola, dei quali i due più interni sorreggono i costoloni della cupola mentre il terzo pilastro esce all’esterno e fa da contrafforte alla cupola stessa. Il presbiterio a due campate è voltato a botte e a cupola a base ellittica e termina con abside semicircolare voltato a semicatino nervato. L'interno, a due ordini sovrapposti di pilastri con capitelli in stile corinzio semplificato reggenti una ricca trabeazione, vede lo sviluppo intorno all'aula centrale di un deambulatorio e di una galleria sopraelevata interrotta solo dalle cappelle laterali dedicate al Santo Rosario ed al Suffragio. Le gallerie sono voltate a botte ed hanno balaustre in legno intagliato e dipinto.
Il perimetro esterno in mattoni lavorati a vista presenta un forte plasticismo dei volumi ed è scandito secondo uno schema piramidale dal quale emergono la cupola ed il campanile. La facciata si presenta a due ordini sovrapposti e a tre corpi - quello centrale concavo, i restanti rettilinei - con tre accessi, una specchiatura di lesene, una grande finestra circolare e un timpano sommitale.
L'imponente campanile, la cui costruzione iniziò dopo la chiesa, nel 1779-1781, richiama gli esemplari juvarriani di Superga e quello alfieriano di San Gaudenzio a Novara. In mattoni faccia a vista, poggia su un alto prisma quadrato e si innalza a tre ordini sovrapposti: il primo ordine, con cornici rotonde per gli orologi, ha quattro robusti avancorpi cilindrici agli spigoli che fanno da basamento all'ordine superiore che ospita la cella campanaria con cinque campane - opera del fonditore alessandrino De Giorgis (18 luglio 1781) – ed è ricca di elementi architettonici; alla cima della torre campanaria si trova la lanterna delimitata da volute angolari e sormontata da cuspide metallica.
All'interno sono visibili: tre altari marmorei dei quali quello maggiore in marmo policromo di matrice lombarda con espliciti richiami alfieriani; dodici tele raffiguranti gli Apostoli distribuite lungo il perimetro dell'aula, al di sopra della galleria, ispirate alle statue della basilica di San Giovanni in Laterano a Roma, opere del pittore Pietro Montaldo, che sulla tela di San Giacomo minore si firma apponendo la data di esecuzione:1824; ancona absidale, raffigurante l'Assunta, opera di Sebastiano Taricco da Cherasco, che, insieme alle tribune lignee dei matronei – identiche agli stalli del coro della chiesa torinese del Carmine - ed alle balaustre - probabilmente vittoniane - proviene dalla chiesa di Sant'Andrea di Chieri distrutta durante la rivoluzione francese.