Fallavecchia
Difficile dire se
Fallavecchia sia una grande cascina o piuttosto un piccolo paese.
Tecnicamente siamo nel primo caso: l'insediamento agricolo è unico,
nei modi tipici della cascina lombarda; ma in realtà si tratta di
un piccolo-grande centro abitato, che sino al 1800 era comune a sé.
La strada fra Morimondo e Besate piega bruscamente per girarle
attorno, lasciando fuori una delle due chiese (la più piccola e più
graziosa)
l'altra, dedicata a San
Giorgio Martire e a Santa Maria Assunta, è interna alla
cascina-paese. Al di là del portale d'accesso, decorato a fresco
con una bella Annunciazione, le corti sono disposte ordinate, su
dimensioni generose che non soffocano mai, attorno al viale
alberato e fra le case coloniche, le stalle, i fienili, il pozzo,
il mulino e il forno.
Un tempo era un vero e
proprio paese, con centinaia di lavoranti, chiese, osteria, negozio
di alimentari compresi. Oggi non vi risiedono più tutte le famiglie
di un tempo, ma l’osteria, il negozio e le chiese sono
rimaste.
Si entra da una porta ad
arco, sormontata da un’immagine sacra. Proprio di fronte, una
cappelletta sul lato opposto della strada.
All’interno il corpo centrale dell’edificio un tempo
riservato alle abitazioni dei contadini, di fronte ad esso le vaste
stalle; sul lato destro dell’entrata, l’edificio
padronale, che disegna una corte chiusa, quasi un palazzo a parte,
serrato da un massiccio portone ligneo. Contigua e ad angolo retto
rispetto ad esso, la grande officina, che serviva da casera. Alla
fine del viale centrale che segue le case dei lavoranti, sulla
sinistra, la chiesa di notevoli dimensioni e tuttora consacrata.
Infine, sulla destra, i rustici che servivano da deposito per gli
attrezzi agricoli.
La cache, magnetica, e
posizionata all'esterno della cascina
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