
Sullo Stura, nel tratto tra Ciriè e Nole, si trova una foresta fossile che è stata parzialmente portata alla luce dall’alluvione del 2000 e costituisce un importante geosito, situato nella Zona di salvaguardia dello Stura di Lanzo, un area regionale protetta.
Circa 3 milioni di anni fa’, nel luogo dove scorre adesso lo Stura, si ipotizza che si trovasse una palude. La vegetazione che vi cresceva venne distrutta, forse da un incendio, e si sedimentò nella palude stessa. Si verificarono così le condizioni necessarie alla fossilizzazione. I resti si sono conservati perfettamente, tanto da poter riconoscere i tronchi crollati, le radici, i rametti e i calchi delle foglie nell’argilla. I fossili appartengono ad una pianta chiamata "Glyptostrobus europaeus", della quale oggi esistono esemplari affini solo nella Cina meridionale.
La peculiarità della foresta fossile dello Stura di Lanzo è che i resti sono immersi nell'acqua per molti mesi l’anno.
Per noi è veramente un mistero il fatto che questi monconi di Glyptostrobus non siano marciti, ma siano ancora lì nel posto dove tanti anni fa svettavano da alberi viventi, a guardarci immobili, muti testimoni di un passato che spesso ci illudiamo di conoscere ma che non smette mai di stupirci.
Durante la passeggiata nel bosco, a pochi passi a destra del sentiero, vi consigliamo una breve tappa ad una risorgiva situata nel bosco, detta “Funtana ‘d Cup”, che ha la particolarità di avere portata e temperatura dell’acqua (circa 8 gradi) costanti nel corso dell’anno. Accade così che, nel corso dell’inverno, lo sbalzo termico tra la temperatura dell’acqua e quella dell’aria provochino la formazione di vapori, creando un ambiente molto suggestivo.