Cache posizionata in occasione dell'evento "Maremma che CITO! - Geocaching Maremma" del 25-09-2016.
ATTENZIONE:
- l'edificio diroccato nei pressi della cache (40 m circa) è pericolante. Si consiglia pertanto di mantenersi distanti da esso e di non sostare a lungo nel sentiero sottostante, soprattutto in giornate ventose o in presenza di neve.
- il contenitore della cache è facilmente raggiungibile entrando nel bosco dopo aver aggirato parte del vecchio edificio del lanificio, ma per poterlo aprire è necessario risolvere un piccolo rompicapo (con l'utilizzo di un tool... ma niente di complicato)!
La cache si trova nei pressi di un grande edificio diroccato: l'antico lanificio di Arcidosso. Nella seconda metà dell'Ottocento, costituiva uno dei luoghi più importanti per l'industria locale, e dava lavoro a 90 operai. Al suo interno la lana appena tosata veniva lavorata fino alla tessitura completa, con macchinari di ultima generazione per quell'epoca.
Il lanificio sorge in quel punto per sfruttare la corrente d'acqua proveniente dalla vicina Cascata d'Acqua d'Alto, ma anche perché a pochi passi da esso, avvicinandosi verso il borghetto dei Bagnoli, si trova un deposito naturale di terra gialla, utilizzata come colorante naturale ancora oggi (per la sintesi del colore "Terra di Siena").
I colori prodotti con questa terra nel lanificio di Arcidosso sono stati esportati per rifornire le fabbriche di tutto il mondo, fino in Nuova Zelanda.
A poche decine di metri dal lanificio ecco la "famosa" Cascata d'Acqua d'Alto, che supera i 15 metri in altezza e si approvvigiona direttamente dalle falde del Monte Amiata.
Situata a pochi metri dalla strada, la cascata è introdotta da un largo spiazzo incassato sotto allo strapiombo della cascata e sovrastato da alti alberi. Le rocce a picco coperte d'edera e muschio, le grandi piante a cornice e lo scroscio dell'acqua donano a questo piccolo angolo di montagna un'atmosfera da sogno.
Osservando la cascata un'ora prima del tramonto, la luce che illumina il getto d'acqua l'accende dei colori dell'arcobaleno, variando il colore con il passare del tempo.
Fino agli anni '50, la zona antistante la cascata è stata utilizzata come "dancing" all'aperto: d'estate costituiva il luogo di intrattenimento più "in" dell'intero Monte Amiata: musica dal vivo, panini preparati sul posto e una cascata alle spalle degli avventori.
Subito dopo la cascata è stata intubata per portare l'acqua a Siena, lasciando gli arcidossini privi del loro angolino preferito.
Dopo qualche decennio l'amministrazione locale, intenzionata a far rivivere la cascata, ha costruito un sistema di ricircolo dell'acqua tramite pompe elettriche (costate svariati milioni di lire) che, azionate nei weekend e per le festività, permetteva ai turisti di osservare nuovamente la cascata (anche se a portata ridotta).
Per un curioso scherzo della natura, l'anno successivo l'acqua delle falde ha "deciso" di trovare altre vie d'uscita sotterranee per andare a resuscitare spontaneamente la Cascata d'Acqua d'Alto, con grande gioia degli arcidossini (ma con qualche pianto da parte dei tesorieri del comune
).
Oggi è possibile trovare lo spiazzo equipaggiato con tavoli e panche da pic-nic, per poter riposare e rilassarsi al fresco della cascata.
L'accesso alla cascata è aperto durante l'estate e per alcune festività nelle altre stagioni. Si consiglia di informarsi preventivamente per quanto riguarda giorni ed orari di apertura.