Pagato con 25 milioni di euro di fondi pubblici, inaugurato nel 2012 è praticamente inutilizzabile a causa della burocrazia. A Parma, dopo l’inceneritore, l’opera più chiacchierata in città si chiama PONTE NORD, soprannominato da noi IL PONTE INUTILE. Il destino del complesso dipende dal governo, che dovrà decidere se concedere una variante urbanistica per permettere di utilizzare il ponte anche al suo interno, proprio come il Ponte Vecchio a Firenze o quello di Rialto a Venezia.
L’infrastruttura, un tunnel in acciaio e vetro su tre livelli lungo 160 metri e alto 15, era stata progettata come ponte abitabile per spazi espositivi e commerciali, anche se la legge vieta espressamente di costruire stabili con usi permanenti sugli alvei dei fiumi e dei torrenti. Un dettaglio emerso solo a opera completata.
Il ponte era stato voluto per collegare la stazione alla nuova sede dell’EFSA, l’autorità europea per la sicurezza alimentare, tanto che il suo vero nome è Ponte Europa e le risorse per realizzarlo sono arrivate con i fondi per la sede dell’agenzia internazionale a Parma. Ad oggi rimane un contenitore vuoto.
