La centrale idroelettrica del Bosco Grosso è conosciuta da pochi ma già alla fine dell’ottocento forniva l’energia elettrica per illuminare i paesi di Brebbia, Olginasio, Bardello, Malgesso e Gavirate.
Fu una delle prime centrali attive in Italia; nel 1890 Achille Buzzi dava inizio alla costruzione di una centrale elettrica privata con lo scopo di fornire l’energia necessaria a far funzionare il suo cotonificio, sostituendo i motori a vapore con l’innovativa energia elettrica che allora era un lusso solo per le grandi città.
Lungo il corso del fiume Bardello, che dal lago di Varese si getta nel lago Maggiore alla Bozza di Brebbia, aveva individuato un’ampia ansa che il fiume compiva tra Bogno e Brebbia in località Bosco Grosso, da qui la possibilità di costruire un canale artificiale in modo da creare un salto d’acqua di 5 metri, sufficiente per muovere le dinamo indispensabili per la generazione di energia idroelettrica.
Il canale, lungo 700 metri e largo 7, portava l’acqua ad una turbina Girard ad asse verticale, della forza di 100 cavalli, appositamente costruita dalla ditta Pomini di Castellanza che generava energia elettrica di 735 MW ad un potenziale di 1.500 V. L’energia elettrica prodotta, attraverso due fili di rame sorretti da isolatori di porcellana e da pali posti a 40 metri l’uno dall’altro, veniva trasportata, dopo un percorso di poco più di 6 km, da Brebbia a Gavirate.
Dopo soli tre anni la centrale venne inaugurata ufficialmente; la linea elettrica attraversava Brebbia, Olginasio Bardello e Gavirate e Achille Buzzi, per “farsi pubblicità”, volle che ogni piazza avesse un lampione a luce elettrica, questi paesi poterono così vantare l’impiego della luce elettrica quando a Varese si doveva provvedere ancora a sostituire il gas.
La centrale elettrica continuò ad erogare energia sia per uso industriale che civile fino al 1923, quando venne impiegata solo per l’utilizzo industriale; in quegli anni le vecchie turbine vennero sostituite e il canale venne sviluppato fino a 1.500 metri con una portata di 2.000 litri al secondo.
Nel frattempo accanto alla Centrale erano sorte altre industrie che negli anni sarebbero diventate famose nel mondo per la produzione delle pipe di Brebbia e che ancora oggi occupano gli edifici accorpati alla centrale. Negli stessi stabili vi è il Museo della Pipa di Brebbia, nato nel 1979 per volere del Ragionier Enea Buzzi, fondatore della Pipe Brebbia e contiene oltre circa 6.000 pezzi provenienti da tutto il mondo.
La centrale, perfettamente funzionante, è stata rinnovata nel 1988 e nel 2000 e dal 2002 immette la produzione elettrica nella rete Enel.