Ho scoperto recentemente questo sentiero ed vi ho messo qualche cache per farlo scoprire anche a voi, anche se si tratta di un sentiero cosiddetto “minore”.
Vale a dire che non è uno di quei sentieri montani, già ben documentati e mappati, che vengono costantemente usati dagli escursionisti per raggiungere un rifugio o ad una vetta, ma fa parte di quei tanti che attualmente, con il trasporto a motore, hanno perso di significato ma che in passato avevano un ruolo importante, perché univano non solo luoghi, ma anche e soprattutto persone e culture, con scambio reciproco di consuetudini, abitudini e modi di vivere.
I sentieri fanno parte integrante di un paesaggio. Quando andiamo per sentieri solitamente non ci interroghiamo sulle loro origini, sui motivi che ne determinarono la creazione, sui tanti viaggi di cui sono stati testimoni, ma forse qualche riflessione andrebbe fatta.
Ogni sentiero ha caratteristiche proprie, dettate da un lato dalla geologia e dalle caratteristiche del territorio e dall’altro dall’utilizzo che se ne vuol fare. I sentieri sono nati per unire: questa è la loro missione fondamentale, la ragione propria della loro esistenza.
Un sentiero nasce come azione collettiva per uno uno scopo preciso e la sua sopravvivenza dipende da tanti fattori, ma ogni sentiero ha bisogno di essere percorso costantemente: senza un uso costante si degrada e tende a scomparire. I sentieri hanno bisogno di essere camminati, altrimenti vengono sommersi dalla vegetazione oppure vengono arati e coltivati o magari addirittura edificati.
Anche la sopravvivenza di un sentiero è un’azione collettiva. I fenomeni di degrado devono essere riparati sul nascere: la traccia lasciata da un motocross o da una bicicletta può sembrare ininfluente, ma trascurata è una via privilegiata per l’azione erosiva dell’acqua, per poi diventare un solco sempre più profondo. Una pianta caduta di traverso sul sentiero si può facilmente bypassare, ma col tempo quel tratto di sentiero viene abbandonato e nasce così una nuova traccia, spesso precaria, nel bosco o nei campi. Un muretto a secco può durare anni, ma se qualche pietra cede, in breve tempo si fa breccia.
I sentieri hanno bisogno di essere curati. Un tempo quando i sentieri erano vie di comunicazione, ci si metteva una cura particolare nel tracciarli e venivano realizzati perché durassero nel tempo e si provvedeva collettivamente ad interventi costanti di manutenzione.
Ora questo aspetto si è perso: i sentieri spesso sono trascurati e quando si degradano la loro cura è affidata a volontari oppure vengono abbandonati: senza un assiduo utilizzo ed una efficace manutenzione i sentieri spariscono.
Quando un gruppo od un’associazione decidere di intervenire su un sentiero, va incoraggiata e sostenuta. Per questo ho scelto questo sentiero che, da tempo abbandonato, è stato recentemente ripristinato dagli Alpini e dai volontari di Cornalba e Serina.
I sentieri sono tra i luoghi preferiti dai Geocachers: questo primo anno di Geocaching mi ha permesso di scoprire sentieri e luoghi connessi che non conoscevo. Magari in futuro si potrebbero organizzare oltre ai CITO, giornate dedicate alla riscoperta, manutenzione e riparazione di sentieri.
Il mini - Trail è un sentiero di tre chilometri, che parte da sopra Cornalba (dal Parco Alben) e arriva sopra Serina (alla Pinetina), da dove volendo si può continuare per Valpiana. Si percorre tranquillamente in meno di un’ora (a cui va sommato il tempo di ricerca delle cache).
Si tratta di 6 cache abbastanza semplici, sono dei piccoli contenitori che contengono il solo logbook e devono essere riposizionati ben chiusi. Ho aggiunto gli spoiler perché non sono sicurissimo delle coordinate rilevate nel bosco. La cache numero 4 (a metà percorso) partecipa al Geo Summer Games 2017.
Per non tornare al punto di partenza ripercorrendo lo stesso sentiero, vi consiglio un percorso ad anello: parcheggiate di fronte alla Chiesa di Cornalba, fate la Multi "Cornalba - Corna Bianca" che vi porterà proprio all’inizio di questo trail. Poi, una volta percorso il trail, arrivati a Serina potete scendere in paese (dove trovate un paio di cache) e tornare a Cornalba per la strada provinciale passando per San Pantaleone (altra cache). Dovreste cavarvela in un paio d'ore più il tempo di ricerca.
Se vi avanza ancora un po' di tempo potete cercare anche le altre cache a Cornalba. Non presentano grosse difficoltà e vi faranno fare un'altra oretta di piacevole cammino.
Siate un Geocacher responsabile.
Lasciate tutto (non solo la cache) come avete trovato.
Ponete attenzione! Guanti e calzature adeguate sempre consigliati!