Bosconero trae il proprio nome dal fitto bosco (fitto cioè nero) che intorno all’anno 1000 si estendeva per migliaia di ettari tra l’Abbazia Fruttuaria di S. Benigno Canavese ed il centro economico di Rivarolo Canavese
Già citato nel lontano 882 in un documento come Roveredum, il primo nucleo era immerso in ombrosi boschi, vicino alle rive del torrente Orco che, nascendo dal massiccio del Gran Paradiso, lambisce il territorio del paese, ai confini con la selva “Fullicia”, la selva “Gerulfia” e la grande Abbazia di Fruttuaria.
Nei secoli successivi all’anno Mille, data anche la vicinanza al torrente Orco, Roveredo, cadde in decadenza sia per le rovinose alluvioni del torrente, sia per le cause connesse alla fragilità del piccolo centro, isolato nella foresta e meta di scorrerie di barbari e briganti, e scomparve per ricomparire poco dopo, qualche chilometro più lontano dal fiume, in un nuovo e più ampio centro denominato Bosconegro e Lotti, praticamente ove sorge l’attuale nucleo abitato
Rinomata fino all’inizio del 1900 fu la coltivazione della canapa dalla quale si ricavava un filo per la produzione di tessuti: la bella e resistente tela di canapa era di uso esclusivo nella confezione delle lenzuola, delle tovaglie e degli indumenti personali come sottovesti. Ancora oggi è possibile ammirare nel terreno boschivo di proprietà comunale, denominato “Parco Naturale Gerbido”, le fosse (canavere) in cui avveniva la macerazione delle canne di canapa riunite in “giavèle” (fascio).
Situato praticamente lungo l’asse stradale Torino-Caselle-Ceresole, Bosconero è un centro che conta circa 3.100 abitanti (compresi quelli della vicina frazione Mastri); di rilevanza nazionale è la “Mostra regionale dell’Artigianato” la quale richiama migliaia di visitatori da tutta Italia la seconda domenica di maggio di ogni anno, ponendo particolare attenzione all’artigianato d’Eccellenza, al fine di salvaguardare, conservare e promuovere il patrimonio locale, provinciale e regionale.