Per salire a Monte Ugni, la cima più elevata (2060 msl) ci sono due sentieri: G5 che sale lungo la Valle di Palombaro e il G4 che prosegue lungo la carrareccia.
Salendo lungo la carrareccia si possono incontrare, prima della vetta, due strutture: la prima, chiusa e ad uso del CFS è insita all'interno di un recinto un tempo adibito all'acclimatamento dei cervi prima del rilascio in natura; un secondo, a quota di 2000 metri, un tempo destinato ad ospitare il pastore che annualmente portave le greggi in montagna durante la transumanza; ed un terzo, sulla cima di Monte Ugni, ovvero all'interno del pianoro sottostante, più piccolo.
La riserva è caratterizzata da grandi dislivelli e comprende un'area che sale da appena 500 metri nei pressi dell'abitato di Pennapiedimonte fino a circa 2600 metri sulla cima delle Murelle. La maggior parte dell'area è ricoperta da fitti boschi che in basso, verso la valle di Pennapiedimonte, sono costituiti soprattutto da Carpino nero ed Orniello, mentre oltre i 1000 metri predomina il Faggio e, per finire, il Pino Mugo.
Nelle vallate più umide e fredde al faggio si associano l'Olmo montano, il Frassino maggiore ed il Tiglio e nelle radure vegetano bellissime e grandi peonie, gigli martagoni, lamponi, ed il profumato Fior di stecco. Nelle aree forestali si rifugiano numerose specie di uccelli come il Ciuffolotto, lo Sparviero, la passera scopaiola, il sordone,passera scopaiola, il sordone, il crociere ed il raro merlo dal collare da cui il simbolo della Riserva. Negli ultimi anni sono sempre più le segnalazioni di cervi e del Lupo, la cui presenza è da considerare stabile; più irregolare è invece quella del grande Orso bruno, segni del quale sono stati osservati anche ad alta quota tra i pini mughi. Altra specie importante è la Vipera degli Orsini.
Le mughete vaste e ben conservate sono un'altra delle caratteristiche di questa Riserva; nei pressi del Monte Ugni tra i pini mughi è facile osservare piante altrove rare come il Mirtillo nero e la Piroletta soldanina, più difficile è l'incontro con il Merlo dal collare, un uccello molto simile al Merlo comune sulle Alpi ma localizzato sugli Appennini solo nel Parco delle Foreste Casentinesi e sulla Majella.
I prati più assolati ospitano pulvini di Ginepro nano tra i quali si nascondono le piccole ed inoffensive vipere dell'Orsini, che si nutrono soprattutto delle piccole cavallette senza ali delle alte quote, come la tipica ed esclusiva Cophodisma lucianae. In questo ambiente è facile osservare l'Aquila reale in caccia e i gracchi corallini che nidificano sulle pareti rocciose sottostanti. Più in alto, tra il Martellese e la cima delle Murelle, sono localizzate alcune stazioni della rarissima Soldanella della Majella e di Pinguicola e nei pascoli sono presenti orchidee rare come la gialla Orchis pallens.
La Riserva è caratterizzata anche dalla presenza di grotte molto interessanti come la Grotta Nera, facilmente accessibile ma opportunamente chiusa da una grata che ne impedisce l'accesso. Questa piccola grotta è infatti molto vulnerabile poiché le concrezioni che la caratterizzano sono costituite da un particolare calcare spugnoso e morbido chiamato non a caso "Latte di monte"; in questa grotta, davanti alla quale crescono numerose aquilegie della Majella, vivono anche animali molto vulnerabili o rari come alcuni pipistrelli e addirittura il Troglorhynchus majellensis, una nuova specie di coleottero rinvenuta di recente.
Altre grotte interessanti sono la Grotta dei Faggi, di difficilissimo accesso e lontana da ogni sentiero, all'interno della quale sono stati rinvenuti segni di antica presenza dell'uomo ed un cranio di orso di circa 10.000 anni e la Grotta S. Angelo.
Quest'ultima, facilmente accessibile nei pressi della strada che da Palombaro sale alla Riserva, conserva i resti dell'antico culto di S. Michele Arcangelo, un tempo molto diffuso tra le popolazioni montane abruzzesi. Tutta la Riserva di Feudo Ugni è facilmente visitabile poiché è attraversata da una pista carrabile (chiusa al traffico ordinario) che sale gradualmente dalla base della montagna fino a circa 2000 metri e permette escursioni a piedi anche ai turisti meno abituati ai grandi dislivelli della Majella.
Entrambi i rifugi sono sempre aperti e muniti di camino. Un tempo il Corpo Forestale dello Stato provvedeva annualmente a rifornirli di legna da ardere.
La cache è facile da trovare anche se piccola come un sigaro...