Questa storia ci porta ai tempi in cui la montagna portava ben visibile il segno dell’alacre attività umana, i tempi in cui l’uomo curvava la schiena là dove la gravità più si faceva sentire, e con le mani cercava di cavare dalla roccia e dal terreno l’indispensabile per vivere; un po’ come fanno certi arbusti che si ostinano a crescere su dirupati burroni scavando non si sa con quale forza le loro radici nella roccia.
Per un capriccio della sorte, in questi luoghi popolati da grandi castagni e pacati contadini, affaccendati tra terrazzamenti e metati, venne un uomo dal passato incerto,non si sapeva nulla di lui, solo il suo grande amore per la terra e per il bosco; tutta la montagna era la sua casa e viveva con vigore: penetrava nei boschi e nelle selve, e con una poderosa scure sfoltiva il bosco dove gli alberi erano caduti, o dove per la bontà del terreno e dell’acqua si faceva troppo fitto. Girando per sentieri e per vie, note solo al suo personale intuito, portava con il corpo i frutti del suo lavoro: una gerla adatta alle sue poderose spalle quasi traboccava di legna. Possiamo dire che il nostro misterioso boscaiolo era assi lieto del suo lavoro, ma lo era massimamente quando la sua schiena portava buona legna di castagno per dar fumo e calore ai metati; gli sembrava un perfetto miracolo di natura, il ciclo che univa la legna di castagno alla farina ottenuta dal frutto del castagno stesso, ma un miracolo ancor più grande per lui, era la figlia del selvicoltore, la ragazza, come un fiore che ancora porta i segni del petali appena spiegati, era la perfetta espressione della bellezza e della freschezza.
Come la natura sa generare tanta bellezza ahimè sa parimente causare tanto dolore; infatti era appena cominciato l’autunno e la ragazza si ammalò, e chiusa la vita dalla malattia, l’anima se ne partì. Alla notizia il taglialegna perse ogni vigore, non girava più come era solito per i boschi ma piantato davanti a una sacra immagine si disperava, a tale prova di fede e d'amore il cielo si commosse e una stella con una lunga scia cadde, come lacrima che riga sconvolto viso. Quando la stella calò sulla montagna non perse il suo fulgore, il nostro uomo rapito dalla devozione per la persona amata, ogni sera raccoglieva la nebulosa materia della stella e la porgeva alla tomba dell’ amata. Non c’era giorno che terminasse, senza che il fedele boscaiolo portasse il pegno del suo amore all'ultima dimora dell’amata, così i giorni si sommarono e i mesi divennero anni, finché, ormai vecchio, l’uomo non portò l’ultima particella impalpabile e luminosa, e come fu deposta l'uomo morì. Dei corpi dei due amanti non rimane che polvere su questa montagna, ma della stella, simbolo della cieca fede d’amore, rimane questo masso non più luminoso ormai.