“Il bene si fa e non si dice. E certe medaglie si appendono all’anima, non alla giacca”.
(Gino Bartali)
Un “tragitto ciclo-pedonale illustrato” in omaggio a Gino Bartali, campione del ciclismo e dell’altruismo.
Un tratto di memoria visiva realizzato, non a caso, quasi di fronte al Cimitero ebraico veronese.
«Il bene si fa ma non si dice!», ammoniva il “toscanaccio”, la medaglia d’oro al merito civile e il titolo di “Giusto tra le nazioni, che rischiò la vita per salvare degli ebrei” gli sono stati attribuiti alla memoria.
Il ricordo di quel suo autografo concesso il 16 maggio 1985, a Verona, al prologo del 68° Giro d’Italia.

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Un percorso ciclo-pedonale in ricordo d’un big non solo dell’agonismo internazionale, ma anche della solidarietà più rischiosa se non eroica, senza scontata retorica. È quello che è stato dedicato al “Ginettaccio”, macina chilometri in bicicletta, antagonista del “campionissimo” Fausto Coppi, cioè al caratteriale Gino Bartali.
Il particolare tratto a… fumetti di circa 400 metri in omaggio al “Ciclista Gino Bartali Medaglia d’oro al Merito civile 1914 – 2000” (come cita la targa in marmo apposta) è stato inaugurato domenica 8 maggio 2016 in borgo Venezia, nel breve tragitto che “taglia” tra le vie Pisano e Badile, quasi di fronte all’ingresso principale del Cimitero ebraico cittadino.
Il muro a lato è stato concesso dall’azienda Siof (Società italiana ossidi ferro) srl perché potesse essere utilizzato come “parte espositiva” di suggestivi murales ispirati appunto alla biografia di Bartali e realizzati da due artisti veronesi, l’architetto e writer Michele De Mori e il designer, grafico ed esperto in walldesigner “Ilpier” (Pier Paolo Spinazzè), con il supporto di altri “artisti da strada”. I vertici della Siof, ditta produttrice di ossidi ferrosi dal caratteristico colore sull’arancio, hanno finanziato le spese per il materiale necessario a patto che gli esecutori tinteggiassero d’arancio lo sfondo della parete esterna, condizione rispettata.

Il “Ginettaccio” nazionale tra il settembre ’43 ed il giugno ’44, ha contribuito a salvare tante persone nella maniera a lui più consona: trasportando documenti nascosti sotto il sellino e nelle tubature della sua bicicletta, ha permesso così di salvare la vita a 800 ebrei italiani, francesi e jugoslavi.
In quanto membro dell’organizzazione Delasem, movimento di resistenza ebraico operante in Italia dal 1939 al 1947 per portare aiuti economici agli ebrei internati o perseguitati, fece diversi viaggi in bicicletta dalla stazione di Terontola-Cortona fino ad Assisi, portandosi appresso abilmente celati documenti e foto tessere destinati ad una stamperia clandestina che, poi, provvedeva a realizzare carte false necessarie alla fuga di ebrei.
Bartali finì per essere ricercato dalle forze del regime e d’occupazione e dovette sfollare a Città di Castello, in provincia di Perugia, rimanendo nascosto per cinque mesi tra parenti ed amici.
Nell’autunno del ’43 Bartali venne arrestato dalla polizia fascista: venne fermato, ma nessuno ispezionò la sua bicicletta; grazie a questa dimenticanza il campione si salvò.
“Nel corso dell’ultimo conflitto mondiale, con encomiabile spirito cristiano e preclara virtù civica, collaborò con una struttura clandestina che diede ospitalità ed assistenza ai perseguitati politici e a quanti sfuggirono ai rastrellamenti nazifascisti dell’alta Toscana, riuscendo a salvare circa ottocento cittadini ebrei. Mirabile esempio di grande spirito di sacrificio e di umana solidarietà. 1943 – Lucca.”
Gino Bartali, un cattolico devoto, nel corso dell’occupazione tedesca in Italia ha fatto parte di una rete di salvataggio ebraico-cristiana, messa in piedi a seguito dell’occupazione tedesca ed all’avvio della deportazione degli ebrei. Bartali s’è mosso “come corriere della rete, nascondendo falsi documenti e carte nella sua bicicletta e trasportandoli attraverso le città, tutto con la scusa che si stava allenando. Pur a conoscenza dei rischi che la sua vita correva per aiutare gli ebrei, Bartali, ha trasferito falsi documenti a vari contatti”.

A cycle-pedestrian path in memory of a big not only of international competition but also of the most risky if not heroic solidarity, without obvious rhetoric. It was dedicated to the "Ginettaccio", mills kilometers on bicycle, antagonist of the "super-champion" Fausto Coppi, that is “il caratteriale” Gino Bartali.
The particular trait in… comics of about 400 meters in homage to the "Cyclist Gino Bartali Gold Medal for Civil Merit 1914 - 2000" (as the marble plate affixed mentions) was inaugurated on Sunday 8 May 2016 in Borgo Venezia, in the short route that "cuts" between via Pisano and via Badile, almost opposite the main entrance of the Jewish city cemetery.
The wall on the side was granted by the Siof company (Italian society oxides iron) srl so that it could be used as an "exhibition part" of evocative murals inspired precisely by the biography of Bartali and created by two Veronese artists, the architect and writer Michele De Mori is the designer, graphic designer and expert in walldesigner "Ilpier" (Pier Paolo Spinazzè), with the support of other "street artists". The head of Siof, a manufacturer of ferrous oxides with a characteristic orange color, financed costs for materials needed as long as the performers painted background of the outer wall with orange.
“During the last world war, with praiseworthy Christian spirit and a preclusive civic virtue, he collaborated with a clandestine structure that gave hospitality and assistance to the persecuted politicians and to those who escaped the Nazi-fascist round-ups of upper Tuscany, succeeding in saving about eight hundred Jewish citizens. Wonderful example of great spirit of sacrifice and human solidarity. 1943 – Lucca.”
