Il 16 e 17 giugno 1944 si tenne l'Operazione Brassard finalizzata all'occupazione dell'isola d'Elba, nell'ambito della più ampia Campagna d'Italia.
Lo sbarco e l'occupazione dell'isola furono affidati ad un contingente di forze francesi, comandate dal generale Jean de Lattre de Tassigny, comprendente anche un nutrito contingente di truppe provenienti dal Senegal e dalle colonie del Nordafrica, trasportato sull'obiettivo da una squadra navale britannica e statunitense.
La guarnigione a difesa dell'isola era composta da 2.000 uomini: 2 battaglioni (902° e 908°), un reparto di artiglieria costiera (il 616 Marine Artillerie Abteilung), una batteria speciale dell'Esercito e due batterie del Flak Abteilung l 192°; erano inoltre installate alcune postazioni radar gestite da specialisti della Luftwaffe.
Vi era assieme ai tedeschi la guarnigione italiana composta da circa 750 uomini: il 6º Battaglione Difesa Costiera, una compagnia di bersaglieri distaccata dal 5º Battaglione Difesa Costiera di presidio fra Piombino e Livorno, la 4ª batteria del 5º Gruppo Artiglieria Costiera, due compagnie genieri del 116º Battaglione F.C. e due compagnie del 58° bis Battaglione L.L., una compagnia mobile della GNR, 4 distaccamenti con carabinieri/militi e circa 200 marinai distaccati presso le batterie costiere suddivisi in due settori - ovest (S.T.V. Leoncini), est (G.M. Cavallo).
Il battaglione si oppose con un'iniziale dura resistenza, che provocò diverse perdite tra gli attaccanti, ma il 20 giugno i superstiti ottennero il permesso di ripiegare sulla terraferma italiana, lasciando l'isola in mano agli Alleati.

Le truppe francesi sbarcano sulle coste dell'Elba (spiaggia di Fonza) il 17 giugno 1944. Foto di Luigi De Pasquali
Partite dalla Corsica alle 23.20 del 16 giugno, le prime imbarcazioni delle 270 unità della flotta d'invasione arrivarono al largo delle coste dell'Elba alla mezzanotte del 17 giugno, quando le unità del Group 1 sbarcarono 87 uomini del Bataillion de Choc francese su dei gommoni 800 metri al largo del promontorio dell'Enfola; le motosiluranti iniziarono quindi a stendere una cortina fumogena che doveva servire a distrarre i difensori tedeschi.
Alle 03:15, altre tre imbarcazioni iniziarono a stendere una cortina fumogena a nord di Portoferraio; mentre le batterie tedesche aprivano il fuoco su una PT boat intenta a ritirarsi, quattro altre motosiluranti diressero sulla rada di Portoferraio per simulare uno sbarco di truppe nel porto, lanciando salve di razzi e gettando fuori bordo dei pupazzi in modo da dare l'impressione che dei soldati stessero guadagnando la riva nell'acqua alta.
L'attacco francese contro le difese di Marina di Campo iniziò con il lancio simultaneo di centinaia di razzi sparati da bordo delle navi. Tuttavia le batterie costiere italo tedesche e particolarmente quelle del G.M. Cavallo di Monte Paglicce e San Piero in Campo, reagirono con efficacia e precisione colpendo subito due mezzi da sbarco LCA e incendiandone altri due.
La prima ondata venne accolta dal tiro di armi automatiche e mortai che bloccarono sulla spiaggia i senegalesi trovatisi subito in gravi difficoltà. La zona prescelta, come altre dell'isola che si prestavano a sbarchi, era stata da mesi organizzata a difesa con campi minati, reticolati, postazioni per armi automatiche, ricoveri: un buon lavoro compiuto da un battaglione lavoratori che aveva in precedenza fortificato l'Elba.
L'11e RTS, sbarcato fra Punta di Mete e Punta di Nercio, venne ben presto a trovarsi in una drammatica situazione, bloccato in avanti dalle difese e colpito alle spalle dalle artiglierie piazzate a Galenzana, Monte Tambone, Lentisco. Fu necessario sbarcare i commandos del Bataillon de choc a Cala del Fico per alleggerire la pressione esercitata fra Capo di Poro e Capo di Fonza, zona questa interessata alle operazioni da sbarco. La nuova zona prescelta per i commandos era situata nel golfo di Lacona, che minacciava pericolosamente alle spalle il presìdio e le batterie di Monte Tambone.

Le truppe francesi entrano a Portoferraio il 18 giugno
Ignari della situazione sulle altre spiagge dello sbarco, i Royal Naval Commandos a Marina di Campo dovettero attendere diverse ore prima che le unità francesi arrivassero per ricongiungersi a essi e mettere in sicurezza tutta l'area, e fu in questo frangente che i britannici soffrirono il grosso delle perdite: i commando si ritrovarono sotto un continuo fuoco d'artiglieria e di armi leggere il quale si crede causò l'esplosione di due cariche da demolizione piazzate lungo il molo, la cui detonazione aprì un buco di 9 metri nel cemento e uccise quasi tutti i commando e i loro prigionieri; l'esplosione appiccò il fuoco alla Köln, e fece saltare le riserve di munizioni stivate a bordo.
A due ore dallo sbarco, i commando francesi avevano raggiunto la cresta del Monte Tambone, una cima dell'Elba da cui si dominavano le spiagge dello sbarco liberando in tal modo i senegalesi dalla critica situazione e permettendo una più rapida avanzata rispettivamente del 2e e 1er Groupes tactiques sino alla strada provinciale Marina di Campo-Lacona.
Il generale Gall ritirava dalla zona ovest il grosso delle forze qui dislocate, trasferendole nella parte centrale dell'isola, a ridosso di Portoferraio, per tentare di fronteggiare la minaccia che si dimostrava sempre più concreta nel settore centrale, aggravata dalla presenza di una formazione navale apparsa davanti al capoluogo dell’isola come deterrente psicologico, ma bersagliata dal tiro delle batterie costiere di Monte Strega comandate dal S.T.V. Leoncini della Marina da Guerra Repubblicana.
I primi reparti francesi entrarono a Portoferraio già il 18 giugno, e l'isola fu messa in sicurezza entro il giorno seguente; i combattimenti sulle colline tra tedeschi e senegalesi si svolsero a distanza ravvicinata, e gli Alleati fecero largo uso di lanciafiamme per avere ragione dei nemici trincerati. Il 19 giugno il comandante tedesco, generale Franz Gall, ottenne il permesso dal comando supremo di evacuare quanto rimaneva delle sue truppe; entro il pomeriggio del 20 giugno, circa 400 tedeschi riuscirono quindi a lasciare l'isola e raggiungere la terraferma.
La notte del 30 giugno 1944 due Mas tentarono di affondare le navi al porto della Darsena ma intervennero le P.T. US americane che colpirono il Mas 562 provocando perdite tra l'equipaggio mentre il Mas 531 riuscì a sfuggire alla manovra statunitense e a rientrare a Livorno. Il Mas 531 venne catturato assieme al capitano C. Biffignardi.