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Vi abbiamo accompagnato lungo le strade di Torre Pellice, nell'850° anniversario della conversione di Pietro Valdo a Lione.
Tra le tante innovazioni e particolarità della Chiesa Valdese, terminiamo questa avventura davanti alla Casa delle Diaconesse, un luogo simbolico che rappresenta il coinvolgimento attivo della donna nella Chiesa.
Già nel primo secolo di vita del valdismo c'è "il coinvolgimento delle donne nella predicazione pubblica".
Dunque, già 850 anni fa, questo movimento di laici cristiani vedeva la predicazione femminile come una cosa ovvia e preziosa.
"Se il laico ha, in quanto tale, in virtù del suo battesimo, la facoltà di predicare, se la Chiesa riconosce che ha i doni per svolgere questo servizio, non c'è nessuna ragione seria per negare questa facoltà alla donna che è laica e battezzata proprio come l'uomo".
Ovviamente, all'epoca la cosa viene considerata decisamente scandalosa e questa innovazione in casa valdese è in effetti durata solo un secolo.
Poi c'è un lungo periodo di stop durato alcuni secoli, fino ad un altro passaggio fondamentale nel 1967, con l'ordinazione di Gianna Sciclone e Carmen Trobia, le prime due donne pastore della Chiesa valdese.
Una scelta che segue quella di chiese protestanti di altri Paesi (nel 1918 la Chiesa riformata del cantone di Zurigo aveva ordinato pastore due donne, le prime in Europa) e che diventa poi prassi normale, tanto che oggi la moderatora (presidente) della Tavola valdese è Alessandra Trotta, la seconda in questo ruolo dopo la pastora Maria Bonafede.
Anche qui occorre notare come alla carica di moderatore o moderatora della Chiesa valdese si accede secondo una procedura democratica, con l'elezione da parte dell'assemblea sinodale composta dai deputati delle chiese locali, da un numero di pastori equivalente e dai responsabili di particolari settori di attività. Trattandosi di un incarico amministrativo può essere ricoperto da qualsiasi membro della chiesa, anche non pastore o pastora .
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