Per Non Dimenticare
IL GEODE DELLA MEMORIA

«Questo geode è una metafora della protezione e del ricordo: l'esterno è roccioso, forte, pesante mentre l'interno, con i cristalli luminosi e colorati è prezioso, delicato e da conservare, come la memoria delle guerre» così ha spiegato durante la cerimonia inaugurale Gualandi.
Così devono essere state le vittime di quel bombardamento americano su Cereglio il 27 novembre del '43.
Molti di loro erano sfuggiti illesi dai rastrellamenti nazisti solo il mese prima. Cercavano i partigiani nascosti sopra a Monte Pero.
Storie atroci di un piccolo paese preso di mira sia dai nazisti che dagli alleati per provare la forza bellica, storie che ascoltate e lette ora sembrano inverosimili, raccontate dalla voce stessa dell’Umberta Cristiani riportata nel volume: Esplorando il passato- Vergato 1989-Comune di Vergato, della quale si riporta uno stralcio: ”il primo ricordo personale che ho della guerra è il bombardamento di Vergato del 27 novembre 1943. Ricordo esattamente che era un sabato e io ero a letto ammalata. La mamma arrivò di corsa in camera e mi disse “vieni a vedere gli apparecchi”. E mi fasciò in un mantello e mi portò contro la finestra a guardare gli apparecchi che passavano bassissimi sopra di noi. Anzi disse “Poveri bolognesi, anche oggi vanno a bombardare”. Invece quando arrivarono sui monti di Salvaro……..la terza formazione ritornò indietro e si abbassò di colpo verso di noi……Allora la mamma dice “bombardano qui scappiamo”. Quindi con me in braccio stretta cominciò a correre giù per le scale e scendemmo di corsa in giardino dove incontrammo un signore Enrico Dondarini, che disse “signora, signora scappi, venga qui con la bambina, per l’amor di Dio, perché hanno già sganciato le bombe”. A questo punto alzai gli occhi e vidi come tante bottigline nere che venivano giù dal cielo; però io non lo capii che quelle bottigline erano bombe. Poi si cominciò a sentire dei bussi tremendi con tutta la terra che tremava sotto di noi. Durò cosi non so quanto, a me sembrò lunghissimo…




LA CACHE
È un semplicissimo bussolotto anonimo per non deturpare il ricordo o la memoria, spoglio, e privo di ogni bellezza, perché nulla è bello se sei una vittima.
Rispettate il luogo, anche se è pensato appositamente per potervi entrare e fare delle foto.