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Il "murazzo veneziano" è un argine di difesa del torrente Astico di grande interesse storico e architettonico, il quale è stato oggetto di un progetto di recupero nell'anno 2001.
Si tratta di un argine di difesa e di convogliamento delle acque costruito all'inizio del Cinquecento dal Magistrato della Repubblica Veneta, che inizia sulle sponde del torrente Astico e si spinge fino alle prime balze della collina. Fu costruito con lo scopo di arginare le frequenti piene dell'Astico e pertanto a protezione di tutta la zona a nord di Vicenza.
Il manufatto è un poderoso muro, largo mediamente più di un metro e mezzo, e costituito da una muratura in ciottoli di fiume legati con malta a base di calce.
Al centro del murazzo era aperta una porta detta "porta delle legne" che permetteva il convogliamento delle acque in alcuni periodi dell'anno verso la roggia Astichello, scavata appositamente per condurre il legname e altri prodotti verso la citta di Vicenza.
Della cosiddetta porta della legne è ancora visibile l'arco in mattoni mentre l'antica iscrizione in pietra è conservata presso una proprietà privata.
Il "murazzo veneziano" e la roza delle legne sono visibili in una mappa del 15 agosto 1557 conservata presso l'archivio di stato di Venezia, fondo beni inculti.
La porta delle legne e il murazzo sono ben visibili in una mappa del 22 settembre 1676 del perito Bortolomio Munari, conservata presso la Biblioteca Bertoliana di Vicenza.
OR
NTE
STICO
Note storiche tratte da G. Garzaro, N. Garzaro, "Don Domenico Bortolan e le sue note storiche di Montecchio Precalcino" tipografia I.S.G. Vicenza, 1984. "Questo poderoso murazzo, voluto dal Consiglio dei Cento il 24 gennaio 1507 venne ultimato nel 1532 come attesta l'iscrizione scolpita su di una lastra di marmo rosso di Asiago di cm. 106 x 35 recuperata nel 1943 da Martini Tarcisio, la quale era stata posta come traversina di ponte sopra il fosso Astichello nei pressi del Palazzon. A differenza della muraglia romana che correva parallela all'alveo del torrente, il murazzo veneziano fu costruito frontalmente al corso dell'Astico, formando con la prima opera, quasi un angolo retto. Esso partica a circa cinquanta pertiche dal colle di Montecchio, al di qua della roggia Montecchia, o del Molin, dalle case abitate nel 1676 da Iseppo Marangon, ora Marangoni Giovanni e Bortoli Marco, e proseguiva verso Sandrigo per oltre cento e cinquanta pertiche, poco più a sud dell'attuale Scuola Materna, per costringere le acque ad abbandonare il vecchio corso del "Lacus Pusterlae" ed a orientarsi invece verso Lupia per scaricarsi poi nel Tesina. Sul murazzo si apriva la "Porta delle Legne" munita di "manganello, cadenazzo e serratura" la quale alimentava e regolava le acque dell'Astichello, la "roza" artificiale che serviva per il trasporto fluviale del legname fino a Vicenza e che ebbe un suo corso iniziale e stabile e ben definito con lo scavo eseguito nel 1470 attraverso la proprietà del "Nob. Et Spet. Sig.r Marco Nievo", in ottemperanza alla delibera del Consiglio dei Cento in data 22 Maggio 1470, a seguito delle numerose suppliche presentate dai mercanti di legnami". Le frequenti prentane però sbrecciarono ben presto il murazzo, come ampiamente ci documenta il Maccà e come ci attestano le molteplici traccie di riparazioni ancor oggi esistenti, e lo livellarono con abbondanti banchi ghiaiosi a tal punto da limitarne la funzione di sbarramento operata e superata dal senato Vento nel 1507.
Già nel maggio 1605 "i presidenti della reparation del murazzo a Montechio del precancin", il conte Alessandro Godi e francesco Aviani suo collega, pagavano "ducati sessanta correnti di quelli edlla magnifica città di Vicenza (...) conto al Gasparo figliolo di Ms. Nadale Baragia per la refondation di tutto il sud.to muro della banda de sotto a tramontana de quadrelo". La ricevuta, in data 16 aprile 1605, porta impressa la firma di Natale baragia, architetto e stimato perito, amico di Pietro da Nanto e di Domenico Scamozzi, il quale apparteneva ad una celebre famiglia di muratori originari della Valsolda. Nel settembre del 1882, il murazzo, essendo ancor più trascurato e colmato dalle ghiaie, non riuscì a bloccare l'impeto delle acque."


COSA DI CUI VANNO MOLTO FIERI GLI ABITANTI DI MONTECCHIO E' LA SQUADRA DI HOCKEY CHE ATTUALMENTE MILITA IN A2!!

La storia dell'Hockey Club Montecchio Precalcino, fondato nel 1980 da Dall'Osto Bortolo e altri, è caratterizzata dalla crescita e dal coinvolgimento della comunità, culminata con la storica promozione in Serie A1 nel 2022, dopo 42 anni di attività. Il club ha sempre promosso l'hockey pista con un forte spirito di collaborazione e sacrificio da parte dei suoi soci, consiglieri e famiglie, come testimonia anche l'organizzazione annuale del Trofeo Vaccari.
Fondazione e prime attività
1980:
Fondazione del club da parte di un gruppo di appassionati, tra cui Dall'Osto Bortolo, Peruzzo Antonio, Pobbe Giuseppe, Grotto Giancarlo, Trabaldo Giuseppe, Lorenzi Adriano, Zordan Terenzio, Todeschini Ruggero e Viero Franco.
Obiettivo:
Creare una realtà sportiva che avvicinasse i giovani all'hockey su pista e che diventasse un punto di riferimento per la comunità.
Trofeo Vaccari:
Fin dal 1982, il club organizza il Trofeo Vaccari per promuovere lo sport tra i giovani.
Evoluzione e successi
Crescita:
Il club ha progressivamente consolidato la propria presenza, con la partecipazione alle diverse categorie giovanili e un crescente successo anche a livello nazionale.
Promozione in A1 (2021/22):
La stagione 2021/22 segna una data storica con la promozione in Serie A1 dopo aver superato con successo i play-off, un traguardo ambito e mai raggiunto prima dopo 42 anni di storia.
Valori e spirito del club
Passione e coinvolgimento:
Un elemento chiave della storia del Montecchio è lo spirito di dedizione e passione che ha animato i suoi membri, dai fondatori agli attuali dirigenti.
Comunità e famiglia:
Il club è stato e continua a essere un luogo di aggregazione e di collaborazione, dove consiglieri e famiglie hanno dedicato tempo e generosità al bene della società.


