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SS.redentore leva' Traditional Cache

Hidden : 9/17/2025
Difficulty:
1.5 out of 5
Terrain:
1.5 out of 5

Size: Size:   micro (micro)

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Geocache Description:


Parrocchia del SS. Redentore

 

    Nel 1886 fu eretto un edificio scolastico, lungo la pubblica via che attraversa da sud a nord il territorio comunale ad ovest della collina, in una zona allora completamente priva di abitazioni ma situata a mezza strada dai confini con i comuni di Dueville e di Sarcedo e tra i due nuclei abitati che ruotavano attorno alle odierne vie Levà bassa e Barchetto e alle vie Vignole e Contralonga.

Il terreno fu ceduto dalla co. Maria Nievo Bonin-Longare che poi donerà l’area posta di fronte alla scuola, sul lato opposto della strada, su cui sarà eretta nel 1901 la chiesa parrocchiale del SS. Redentore, autentico volano per il successivo sviluppo urbanistico delle aree circostanti.

    La frazione di Levà, la più vasta e lontana dall’antica parrocchiale dei Ss. Vito, Modesto e Crescenzia posta ai piedi del versante orientale della collina, nel mentre ebbe durante l’inoltrato Ottocento un significativo aumento della popolazione si ritrovò dal 1855 privata delle due Messe settimanali celebrate nell’oratorio di San Michele Arcangelo di via Vignole, allora di proprietà dei co. Nievo che le trasferirono nell’oratorio annesso al loro palazzo di via Decima.

    Furono i co. Gio.Batta e Pietro Franzan che negli anni 1676-1677 fecero erigere questo oratorio e lo dotarono nel 1693 di una mansioneria di due Messe settimanali, successivamente diventate cinque, ma che dopo l’acquisto Nievo si ridussero a due per concessione, nel 1821, dell’allora vescovo Giuseppe Maria Peruzzi. La popolazione della frazione di Levà si ritrovò così privata della celebrazione eucaristica, in particolare di quella domenicale assai frequentata specie dalle persone anziane e dai bambini e pur di averla giunse a pagare di nascosto, come tra il 1865 e il 1866, un sacerdote che celebrasse in quell’oratorio almeno di domenica.

    Il vescovo Gio.Antonio Farina pose fine a tale anomala situazione ma non prese alcun provvedimento per risolvere il problema e così si continuò a celebrare solo occasionalmente mentre la gente perseverava nel mantenere il sacro edificio in ottimo stato come ebbe ad appurare lo stesso vescovo Farina nel corso della Visita pastorale del 1868.

    Cercò di porvi rimedio, ma senza successo, il sindaco Giannettore Bollina che nel bando di concorso al posto di maestro comunale della scuola di Levà (veniva utilizzato, si tramanda, un locale di villa Franzan-Carta), emanato nel novembre 1872, chiarì che qualora il vincitore fosse stato un sacerdote doveva abitare alla Levà, celebrare la Messa festiva nel detto oratorio ed aiutare il parroco nella cura d’anime di quella frazione. Questa situazione non fece che rafforzare una identità locale sempre più compatta e decisa tanto che alle pressanti richieste della gente il vescovo Antonio Feruglio nel corso della Visita pastorale del 23 settembre 1899 esortò i frazionisti a fabbricare una chiesa promettendo loro un sacerdote stabile.

    Nel 1900 il maestro comunale rinunciò all’incarico e su pressione della popolazione il Comune acconsentì che il vescovo mandasse un maestro sacerdote nella persona di don Bernardo Dalla Benetta che si mise subito al lavoro assieme ai membri di un “Comitato” ad hoc nominato dai capifamiglia. Fu acquisito per donazione il terreno, approvato il progetto dell’ing. Ferruccio Cattaneo, scelta l’impresa edile del concittadino Antonio Caretta, e il 21 aprile 1901 posta la prima pietra. I lavori procedettero alacremente tanto che dopo sette mesi l’edificio risultava completato nelle sue strutture essenziali così da permettere l’inizio delle celebrazioni la prima domenica di dicembre. Tutti i sacri arredi dell’oratorio di San Michele, compreso l’altare e la campana, furono portati nella nuova chiesa che si volle dedicata al SS. Redentore.

    Forse don Bernardo Dalla Benetta aveva ottenuto troppo in un tempo assai breve, forse ci furono altre motivazioni, fatto sta nel 1902 fu sollevato dall’incarico e sostituito da don Angelo Ercole che fece il suo ingresso nel mese di ottobre dello stesso anno. Il 1° luglio 1903, con decreto del vescovo Feruglio, fu istituita la Curazia e definiti i suoi confini e in quello stesso anno fu edificata la canonica. Nel 1905 fu eretto il transetto destro della chiesa dove trovò collocazione un altare marmoreo (sec. XVII) su cui fu posta una statua di sant’Antonio di Padova e nel 1907 furono acquistate le campane dalla ditta Cavadini di Verona, collocate sulla “campanila”, una torretta alta pochi metri.

    Nella primavera del 1913 iniziarono, sotto la direzione dell’ing. Ferruccio Cattaneo, i lavori di decorazione sia interna sia esterna del sacro edificio, eseguiti da un gruppo di validissimi artigiani su cui spiccavano lo scultore Egisto Caldana e il pittore Angelo Pittarlin. Don Angelo Ercole non ebbe la possibilità di vedere ultimati i lavori perché, inviato a Casale, fu sostituito il 23 novembre 1913 da don Massimo Maso. Questi, che seguì il completamento dei lavori e nel 1914 provvide all’acquisto dell’organo dalla ditta Zordan di Cogollo del Cengio, visse i giorni bui e carichi di lutti della prima guerra mondiale. Nel 1919, quando stavano per iniziare i lavori di costruzione del cimitero, fu nominato parroco a San Tomio di Malo.

    Lo sostituì don Pietro Crestani che fece il suo ingresso il 30 novembre 1919 e contrariamente ai suoi predecessori rimase a Levà, dapprima come curato e poi, dal 19 marzo 1928, data del decreto di elevazione della Curazia a Parrocchia emanato dal vescovo Ferdinando Rodolfi, come primo parroco, fino al 28 settembre 1952 quando ebbe termine la sua stagione terrena segnata dalle sofferenze e dai lutti della seconda guerra mondiale. Ma anche dalla soddisfazione di veder sbocciare numerose vocazioni religiose, e realizzato il nuovo svettante campanile eretto su progetto dell’ing. Gino Canale di Thiene e inaugurato il 1° aprile 1951.

    Il suo successore don Francesco Magnabosco prese possesso della parrocchia il 19 aprile 1953 e vi rimase fino al 14 marzo 1971 quando fu costretto a dimettersi per dei gravi motivi di salute che lo porteranno alla tomba il 5 febbraio 1972. Fu lui che riuscì a dare concretezza all’idea di erigere una Scuola Materna Parrocchiale che sarà dedicata a Giovanni XXIII, il papa buono. La prima pietra fu benedetta il 4 ottobre 1964 mentre il 6 luglio 1967 ci fu l’inaugurazione alla presenza del vescovo Zinato. La conduzione fu affidata alle suore Mantellate, ossia alle Serve di Maria di Galeazza che vi rimasero fino al 1995 e da tale anno con la sola direttrice fino al 2011.

    A sostituire don Francesco Magnabosco il vescovo mons. Zinato inviò don Alessio Campanaro che fece il suo ingresso il 25 aprile 1971 e rimase alla guida della parrocchia per più di trent’anni, fino all’aprile del 2002 quando, per malattia, fu costretto alla rinuncia e al ricovero presso la RSA Novello di Vicenza dove si spegnerà il 31 maggio 2008. Particolare attenzione dedicò alla Catechesi, alle Associazioni cattoliche e alla Schola Cantorum, affiancandovi l’impegno per la Scuola Materna, provvedendo inoltre alla ristrutturazione della canonica, avvenuta negli anni 1993-1995, e infine nel rendere la chiesa sempre più bella e accogliente fino al generale restauro degli anni 1999-2000 culminato il 1° aprile 2001 con la solenne consacrazione dell’edificio per opera del vescovo Pietro Nonis.

    Il tutto grazie alla straordinaria generosità dei parrocchiani mai venuta meno da quell’ormai lontano 1901 quando con le sole loro forze, senza contributi statali e donazioni di enti, eressero la nuova chiesa. Generosità che si manifesta tuttora con don Lino Bedin, nuovo parroco nominato il 1° settembre 2002, grazie a cui le attività sia in campo prettamente pastorale e associativo, sia per adeguare alle nuove normative le strutture parrocchiali, sia infine nell’ambito più propriamente ricreativo-comunitario, proseguono tenacemente pur nelle attuali difficoltà.

    La chiesa parrocchiale, orientata, a croce latina, è frutto tutto sommato diligente e garbato di un neogotico che affonda le sue radici nella cultura eclettica del tardo Ottocento. La facciata, tripartita, è scandita dai due pilastri laterali e da due lesene su cui s’imposta la cornice che funge da base al frontone triangolare. Elementi caratteristici sono il bel portale la cui cimasa ogivale accoglie all’interno un mosaico raffigurante il Cristo Redentore opera di Angelo Gatto (1970) artista cui si devono anche i mosaici delle tre Virtù Teologali (1983) entro cornici polilobate poste nel timpano. Le statue di san Pietro e di san Michele Arcangelo collocate entro elaborate nicchie lapidee sono opera di Egisto Caldana (1914).

    L’interno, luminoso e armonico, conserva nel transetto sinistro l’altare (1677) già nell’oratorio di San Michele, dedicato alla Madonna del Rosario, e in quello destro l’altare marmoreo (sec. XVII) dedicato a Sant’Antonio di Padova. Belli il neogotico ligneo altar maggiore (1902 ?), prezioso il pavimento di battuto alla veneziana (1914) e infine pregevole la decorazione pittorica (1914) di Antonio e Angelo Pittarlin (1889-1920), in particolare grazie a quest’ultimo, pittore di talento, cui si devono tutte le parti figurative. Tra gli arredi sacri spicca il reliquiario del velo della B.V. Maria opera del noto orafo Luigi Merlo (1772-1850) e non va dimenticata la campana, già nell’oratorio di San Michele, fusa da Antonio Maria De Maria nel 1691.

    L’oratorio di San Michele Arcangelo di via Vignole, eretto nel 1676-77 e spogliato di ogni arredo nel 1901, si trova attualmente in grave stato di degrado ma nonostante ciò lascia trasparire la dignità di un’architettura degna di attenzione. Nella facciata rivolta sulla pubblica via, scandita da due lesene tuscaniche che sorreggono il frontone triangolare, segnato nei tre vertici da vasi acroteriali, s’apre la porta d’ingresso, modanata, sormontata da una finestra a mezzaluna eguale alle due laterali che ritmano all’interno, con le loro vele, il soffitto a botte della piccola navata che si conclude con il presbiterio voltato a crociera. Due piccole sagrestie suggerivano all’esterno la croce latina. Non manca il tradizionale campanile a vela.

    Notevoli per soggetto, antichità e conservazione sono gli affreschi del Capitello della Peste di via Levà e del vicino Capitello della Madonna dell’Aiuto (Maria Hilfe) di via Barchetto. Il primo, dipinto attorno al 1630, l’anno della peste di manzoniana memoria, raffigura la Madonna di Loreto con i santi Rocco e Sebastiano, invocati per essere preservati o guarire dalla peste. Il secondo, realizzato verso il 1670, testimonia una devozione tipica del Tirolo e della Baviera ma rarissima nel vicentino, quella a Maria Hilfe (la Madonna dell’Aiuto) dipinta da Lucas Cranach nel 1520, qui con gli attributi anche di Madonna del Rosario unita alla presenza dei santi Antonio di Padova e Domenico.

Additional Hints (Decrypt)

Zntargvpn

Decryption Key

A|B|C|D|E|F|G|H|I|J|K|L|M
-------------------------
N|O|P|Q|R|S|T|U|V|W|X|Y|Z

(letter above equals below, and vice versa)