
Il nome Sarcedo deriva con ogni probabilità dal latino querquetum, che significa querceto ed effettivamente, ancor oggi, la zona collinare di Sarcedo è ricca di boschi e di querce secolari
La posizione geografica ha favorito gli insediamenti umani già in epoca preistorica,
I documenti di epoca medievale relativi a Sarcedo parlano contemporaneamente di un castello e di un castellare e ciò fa comprendere che Sarcedo e Bodo - che anticamente costituivano due centri distinti ed autonomi sia sotto l'aspetto civile che quello ecclesiastico, con propri privilegi di mercato e di fiera - avevano due distinti castelli
Nel 1404 Vicenza, e con essa Sarcedo, si diede alla Repubblica di Venezia e da questo momento il paese ne seguì le sorti. Nel 1542, come non si era mai visto, un nugolo di cavallette distrusse ogni raccolto, purtuttavia Venezia impose un contributo straordinario per combattere i Turchi.
Nel 1586 si mise per iscritto lo statuto, relativo all'ordinamento interno del Comune. Ma tutto il Seicento fu per il territorio di Sarcedo, in cui vivevano circa seicento abitanti, un periodo di difficoltà e di stenti: non vi era alcuna forma di commercio o di redditizia attività artigianale. Si continuava a vivere di pastorizia, la terra messa a coltura era poca, mentre la restante era tenuta a pascolo e soprattutto a bosco
Al momento della caduta della Serenissima, le truppe napoleoniche francesi saccheggiarono la chiesa ed il contado. Nel settembre 1798, 1200 fanti tedeschi si acquartierarono nella campagna a sud di Villa Capra e il luogo è indicato ancora col toponimo Quartieri.
Tutto il territorio passò poi nel 1813 al Regno Lombardo-Veneto e fu annesso infine, nel 1866, al Regno d'Italia. Questo passaggio portò ad un modesto sviluppo economico, come in tutta la zona pedemontana; verso la fine dell'Ottocento lungo il canale Mordini sorsero alcuni opifici, come la tessitura Ranzolin e la filatura Scalcerle.

Durante prima guerra mondiale Sarcedo si ritrovò a ridosso della “zona di operazioni”, nelle immediate vicinanze del fronte: il paese fu occupato da truppe francesi, inglesi, scozzesi e naturalmente italiane (le brigate Udine, Trapani, Novara, Pescara e la 4ª Brigata Bersaglieri). Dopo la rotta del 1916 sul fronte trentino, il territorio fu predisposto alla difesa, con trinceramenti, postazioni e campi spinati; la strada Sarcedo - Breganze venne protetta da una testa di ponte collegata al caposaldo di Montecchio Precalcino; il Seminario del Barcon divenne un ospedale da campo e Villa Suman sede di comando del XXII Corpo d'Armata[6]. La gente conobbe il fenomeno dei profughi. Sarcedo perse nei campi di battaglia 65 dei suoi figli. Vi venne allestito un campo di aviazione provvisorio per il Royal Flying Corps nel marzo del 1918 con il comando del 14° Wing del Tenente Colonnello Philip Joubert de la Ferté in località Moraro-Vegre; operò fino alla partenza dei reparti inglesi nel febbraio del 1919. Il No. 28 Squadron RAF arrivò il 20 agosto 1918 e partì il 22 ottobre.
Anche la seconda guerra mondiale non risparmiò lutti e difficoltà. In quegli anni venne anche fatto saltare per sabotaggio dai partigiani il ponte sull'Astico, poi ricostruito a conflitto concluso.
Solo nel secondo dopoguerra per il paese si aprì un'epoca di benessere e di nuove risorse
