Dopo una visita alle vicine ed immancabili Grotte di Pugnetto, sede della cache GC5192V ci rendiamo conto che in zona non vi è nessuna altra scatoletta. Pensiamo quindi di nasconderne una in piazza a Traves, di fronte a questa particolare scultura legata al mondo delle miniere.
Traves è un piccolo e ridente paese formato da 13 frazioni.
Sorge su un’altura alle pendici orientali dell’Uja di Calcante posto ad un’altezza di 630 metri s.l.m.
Ai piedi del paese confluiscono le acque dello Stura che scende dalla Valle di Viù e dal Pian della Mussa e si incontrano a Ceres mescolandosi con il ramo che scende da Forno Alpi Graie.
Per alcuni la confluenza di queste acque ha dato origine al nome Traves per altri invece il nome Traves deriva da travi che anticamente venivano gettati tra le due sponde del fiume per attraversare.
Solitamente si è portati a pensare che in un paese di montagna le attività che generalmente si svolgono sono l’allevamento del bestiame, i derivati e le colture.
Contrariamente a quanto si possa pensare a Traves l’attività predominante è stata l’estrazione del ferro e la sua lavorazione.

Si realizzavano chiodi di tutte le speci e qualità e per usi diversi, alcuni erano delle vere opere d’arte.
Nel Comune di Mezzenile nella Sala Consigliare è visibile una bacheca contenente una raccolta di capolavori che i nostri chiodaioli realizzavano con le proprie mani.
Dal libro "Le Valli di Lanzo – Bozzetti e Leggende" di Maria Savj – Lopez, trascriviamo alcuni passi dell’Autrice che così descrive la vita dei chiodaioli e delle proprie donne…..
"Appena giunta nella prima frazione di Traves entro in una fucina ove si fanno i chiodi, e vedo un’intera famiglia raccolta in un ambiente largo circa quattro metri. Qui il fuoco non è avvivato come in altre fucine della Val Grande, dall’aria che l’acqua comprime nei tubi di legno ingegnosamente disposti; ma dal soffio di un mantice che un fabbro tocca di tanto in tanto con la mano sinistra, mentre nella destra tiene il martello.
Allato a questo fabbro lavora un ragazzo, e sono meravigliata vedendo con quanta rapidità si moltiplicano i chiodi sotto le mani esperte; ma sono maggiormente stupita vedendo china verso un’incudine una giovane donna che lavora con molta disinvoltura. Par di sognare guadando quella mano femminile che stringe il martello, e battendo sul ferro rovente rende i chiodi acuminati o ne schiaccia la testa con un colpo sicuro. Nel centro della fucina il fuoco arde in mezzo ad un cumulo di pietre, e manda una luce rossa in faccia ai fabbri, ed anche sul volto gentile di colei che diremo la chiodaiuola.
E’ impossibile non essere commossi mentre si esce da quella fucina, pensando che non si poteva supporre di trovare quassù le donne che lavorano il ferro!
Si ringrazia Sanvis per il contenitore gentilmente offerto!